Sperimentazione

LA SPERIMENTAZIONE PIU’ DIFFICILE CHE C’E'……..

Nell’archeologia la sperimentazione è difficilissima. Le scienze fisiche sperimentali tout court hanno protocolli scolpiti nel granito, percorsi che tutto sommato risultano più semplificati. La variabile comportamentale umana gioca un ruolo talmente preponderante nell’analisi sperimentale archeologica che a confronto leptoni, quark e onde gravitazionali sono soggetti malleabili da un punto di vista sperimentale. Purtroppo questa variabile comportamentale sfugge da qualsiasi possibilità di indagine conoscitiva seria.

Il sottoscritto proviene da anni di ricerca universitaria nel campo delle scienze fisiche, precisamente si è occupato di osservazione astronomica e speculazioni nel campo della cosmologia. Oggi, per diletto, collabora con archeologi preistorici partecipando con le sue mani a esperimenti tesi a ricostruire catene operative sepolte nella notte dei tempi. La ricerca operativa sulla scheggiatura litica, e sulla Caccia preistorica come attributo comportamentale da indagare, mi ha permesso di applicare concetti sperimentali ad attività dimenticate, e mi ha reso partecipe ad uno sforzo considerevole, tentando di individuare standard e protocolli che avessero un valore pratico di studio attraverso la sperimentazione.

L’indagine sulle nostre origini è un sottomistero molto particolare di quello immanente della nascita dell’universo, e con esso, dal punto di vista speculativo, ha un legame indissolubile. L’astrofisico non potrà mai costruire una stella in laboratorio e sottoporla ad esperimenti, come pure l’archeologo non potrà padroneggiare completamente i fenomeni di studio per via dell’enorme quantità di variabili in gioco, impossibilitato ad assistere in diretta al fenomeno che cerca di spiegare.

Nella cosmologia e nell’archeologia, non è sempre possibile applicare rigorosamente il metodo scientifico empirico, galileiano, o sperimentale dir si voglia comunque lo si deve considerare come principio ispiratore per qualsiasi indagine convergente alla realizzazione di un modello, e quindi mai andare in contrasto con esso. Questo per una qualità di lavoro e di linguaggio comune che fissa dei punti di riferimento solidi, gli unici che permettono progressi nelle scienze.