La Pietra

MATERIALI E TECNICHE DI SCHEGGIATURA

Le rocce utilizzate nel Paleolitico e nel Mesolitico sono molto varie. Sono state ricercate rocce di difficile frantumazione (rocce dure) omogenee (senza piani di fatturazione e di grana fine.

In Europa è stata utilizzata più frequentemente la selce, che si trova in varie formazioni calcaree sotto forma di noduli di diverse dimensioni e forme, distribuiti in banchi, o sotto forma di stratarelli lenticolari; oltre alla selce sono stati utilizzati materiali come: calcedonio, diaspro, calcare siliceo, quarzite e ossidiana ,tutte queste rocce se colpite da un percussore o se soggette a una forte pressione in un determinato punto si fratturano lungo superfici concoidi dando origine a frammenti con margini taglienti schegge".

Secondo la terminologia corrente, viene chiamato manufatto ogni oggetto di selce che presenta delle tracce di lavorazione, strumento ogni manufatto che dalla lavorazione ha avuto una forma voluta.

Lo strumento può derivare dalla sgrezzatura di blocchi di selce ( come una scultura a tutto fondo) oppure da due operazione distinte, delle quali la prima consiste nel ricavare da un blocco di selce opportunamente preparato (prenucleo, nucleo) delle schegge (scheggiatura), la seconda nel conferire alla scheggia una determinata forma, trasformandola in strumento.

Soltanto nelle industrie più antiche e limitatamente ad alcune categorie di manufatti è stato seguito il primo procedimento.

Molto raramente (di solito soltanto nelle industrie più antiche) il nodulo o blocco di selce è stato scheggiato senza una idonea preparazione;ciò poteva avvenire ad esempio con la techica clactoniana. Negli altri casi il nodulo o blocco veniva anzitutto predisposto alla scheggiatura, preparando sulla sua superficie un piano di percussione e una superficie di distacco, ottenendo così un prenucleo.

Con l’inizio delle operazioni di sfruttamento non parleremo più di prenucleo, ma di nucleo. Lo stesso termine viene usato anche per indicare il residuo, una volta ultimato lo sfrutamento.

Il distacco della scheggia dal nucleo avviene in seguito a una sollecitazione dovuta a percussione o a pressione. Nel Paleolitico e nel Mesolitico sono note le seguenti forme di percussione:


a) percussione diretta, realizzata colpendo con un percussore (di pietra, di legno, d’osso o di corno) il nucleo;
b) percussione indiretta, realizzata interponendo tra percussore e nucleo uno scalpello di legno o d’osso;
c) percussione su incudine, battendo il blocco di materiale grezzo o il nucleo su una pietra fissa a terra;
d) percussione bipolare, realizzata mediante percussione diretta del nucleo appoggiato all’incudine.

Il distacco per pressione compare probabilmente soltanto verso la fine del Mesolitico, nel Castelnoviano, e si svilupperà nel Neolitico nelle industrie che presentano componente laminare. La scheggiatura su incudine consente di ottenere schegge grossolane, con un tallone ampio e fortemente inclinato rispetto alla faccia ventrale,con punto di percussione (talora multiplo) ampio, cono e concoide accentuati. Il prodotti hanno una forma non controllabile.


La percussione bipolare è stata praticata soltanto in qualche sito, per sfruttare ciottoli di piccole dimensioni. La percussione diretta e soprattutto la percussione indiretta consentono invece di ottenere schegge di forma voluta (predeterminata), mediante sequenze di operazioni che vengono chiamate chaines operatoires (catene operative). Il prodotto viene chiamato genericamente scheggia. Relativamente alla scheggia dobbiamo precisare le seguenti definizioni:

a) tallone: è la porzione del piano di percussione del nucleo che si stacca con la scheggia;
b) punto di impatto: è quel punto del piano di percussione che viene colpito, determinando il distacco della scheggia;
c) faccia ventrale: è la faccia della scheggia originatasi dal nucleo in seguito alla percussione;
d) cono e concoide: costituiscono la convessità che appare sulla faccia ventrale della scheggia a ridosso del punto di impatto;
e) faccia dorsale: è la faccia opposta alla faccia ventrale;
f) asse: è una linea immaginaria che prolunga la direzione della percussione, passando per il punto di impatto;
g) lunghezza: è la dimensione massima della scheggia, misurato lungo l’asse o parallelamente all’asse;
h) larghezza: è la dimensione massima della scheggia,misurata normalmente alla lunghezza;
i) spessore: è lo spessore massimo della scheggia, misurato tra le due facce e ortogonalmente alla faccia ventrale;
l) parte o estremità prossimali: sono la porzione o l’estremità della scheggia nelle quali si trova il talone;
m) parte o estremità distali: sono la porzione o l’estremità della scheggia opposte al tallone.

Tra i prodotti della scheggiatura, chiamati schegge (in senso lato) si distinguono:

a) schegge in senso stretto , nelle quali la lunghezza supera il doppio della larghezza;
b) lame ,nelle quali la lunghezza supera il doppio della larghezza.
Sia le lame sia le schegge vengono ulteriormente suddivise in categorie dimensionali.

Si parla dunque di grande lame, lame, lamelle, microlamelle, ipermicrolamelle ponendo come limiti della lunghezza tra le varie categorie 100mm, 25mm, 12mm e di grandi schegge, schegge, piccole schegge ponendo come limiti della dimensione maggiore 100, 50 e 25mm.

Nel sistema tipologico analitico di G.Laplace le medesime categorie dimensionali vengono utilizzate anche per la classificazione tipometria degli strumenti (in questo caso la terminologia non fa riferimento al supporto, ma alla dimensioni dello strumento).

I talloni riflettono la morfologia del piano di percussione del nucleo e sono pertanto un indice del suo grado di preparazione: il tallone può essere puntiforme, lineare, liscio, diedro, a faccette, a faccette convesso.

I residui della scheggiatura,chiamati nuclei, vengono classificati in relazione alla categoria di prodotti che hanno dato (e dei quali sono visibili i negativi degli stacchi: avremo cosi nuclei a schegge,nuclei a lame, nuclei a lamelle) e in relazione alla loro morfologia (nuclei discoidi, n.prismatici, n.piramidali, ecc.).


IL RITOCCO
Con ritocco al prodotto della scheggiatura viene conferita una forma voluta. Il ritocco viene classificato secondo vari criteri; qui seguiremo la classificazione proposta da G.Laplace(1964).


1.SECONDO LA MODA, SI DISTINGUERANNO I SEGUENTI TIPI DI RITOCCO.


a) ritocco semplice: distrugge più o meno profondamente il margine della scheggia, modificando e ispessendolo mediante lo stacco di una sequenza di scheggioline , orientate rispetto alla faccia ventrale della scheggia secondo un angolo compresso tra 5° e 45°;
b) ritocco erto: distrugge più o meno profondamente il margine della scheggia, modificando e ispessendolo, mediante lo stacco di una sequenza di scheggioline orientate rispetto alla faccia ventrale della scheggia secondo un angolo maggiore di 45°;
c) ritocco piatto: modifica il margine della scheggia mediante lo stacco di scheggioline tendenzialmente allungate, subparallele rispetto a una delle due facce,invadendo la faccia della scheggia (ritocco piato invadente) o ricoprendola (ritocco piatto coprente);
d) ritocco sopraelevato: interessa esclusivamente le schegge spesse, che intacca mediante stacchi singoli eventualmente ravvicinati(ritocco sopraelevato sommario) oppure allungati(ritocco sopraelevato lamellare) o ancora disposti come embrici(ritocco sopraelevato scalariforme).


2. SECONDO L’AMPIEZZA:

a) ritocco marginale: localizzato lungo il margine della scheggia, il cui andamento originario viene modificato solo lievemente;

b) ritocco profondo: intacca il margine della scheggia, modificandone nettamente l’andamento.

3. SECONDO L’ANDAMENTO:

a) ritocco continuo o lineare: i piccoli stacchi, che costituiscono il ritocco, presentano nell’insieme un andamento lineare, rettilineo o curvo;
b) ritocco denticolato: il ritocco forma una tacca o una linea spezzata

4. SECONDO L’ORIENTAMENTO:

a) ritocco diretto: ottenuto mediante stacchi che partono dalla faccia ventrale della scheggia(nel senso che la faccia ventrale è stata utilizzata come piano di percussione);
b) ritocco inverso: ottenuto mediante stacchi che partono dalla faccia dorsale della scheggia;
c) ritocco misto: ottenuto mediante una sequenza di stacchi diretti e inversi adiacenti;
d) ritocco bifacciale: ottenuto mediante stacchi diretti e inversi sovrapposti (di solito, nel caso di ritocco erto bifacciale si parla di ritocco bipolare);
e) ritocco alterno: il medesimo supporto presenta un ritocco diretto lungo un lato e un ritocco inverso lungo il lato apposto.


Da Introduzione al Paleolitico A. Broglio