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	<title>Gli Albori</title>
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		<title>Prova di taglio mediante accetta litica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sperimentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L ’accetta in oggetto è stata immanicata su di un supporto ligneo, più precisamente quercia bianca. Nell’ esperimento è stato abbattuto un albero di olmo necessario alla costruzione di un arco. La domanda che da sempre ci siamo posti è quanto tempo occorreva ad un nostro antenato neolitico per abbattere un albero. Il nostro albero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L ’accetta in oggetto è stata immanicata su di un supporto ligneo, più precisamente quercia bianca.</p>
<p><img class="size-full wp-image-3856 alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="Accetta litica " src="http://www.glialbori.com/wp-content/uploads/2012/03/Accetta-litica-piccola1.png" alt="" width="250" height="187" />Nell’ esperimento è stato abbattuto un albero di olmo necessario alla costruzione di un arco. La domanda che da sempre ci siamo posti è quanto tempo occorreva ad un nostro antenato neolitico per abbattere un albero.</p>
<p>Il nostro albero misurava un diametro di circa 15 cm, la lama realizzata in serpentino e fissata con tendine e collagene; l’utensile si è dimostrato molto efficace, naturalmente con un simile attrezzo non possiamo lavorare come con una moderna ascia in metallo. <img class="alignright size-full wp-image-3851" style="margin: 10px 5px;" title="Prova di taglio piccola " src="http://www.glialbori.com/wp-content/uploads/2012/03/Prova-di-taglio-piccola-1.png" alt="" width="190" height="252" /></p>
<p>Anziché un colpo energico con questo tipo di ascia ne servono almeno tre e piuttosto delicati, l’ incisione operata nel legno sembra assomigliare ad una (rosicchiatura) di castoro.</p>
<p>Come residuo della operazione di taglio, abbiamo non scaglie ne schegge ma una segatura abbastanza fine, derivata dall’azione di asportazione dovuta alle centinaia di colpi inferti all’albero Tempi e osservazioni: il tempo impiegato per il taglio è stato di 49 minuti.</p>
<p>Angolo di inclinazione dell’immanicatura è di 85° La lama in serpentino non ha necessitato di affilatura durante la lavorazione. Il punto di inserzione dell’ascia nel legno, e la relativa legatura in tendine , non hanno subito danni durante l’uso.</p>
<p style="text-align: right;">  <em>Riccardo Chessa</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>L’uomo del SIMILAUN</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica Antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle più sensazionali scoperte di età preistorica è indubbiamente quella dell’uomo del Similaun, noto internazionalmente col nome di Otzi, dal nome delle Alpi sul versante austriaco. Si tratta di una mummia rinvenuta nel 1991 nei pressi del rifugio Similaun sulle Alpi Venoste a 3210 m di quota, emergente dall’acqua di fusione del ghiaccio sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle più sensazionali scoperte di età preistorica è indubbiamente quella dell’uomo del Similaun, noto internazionalmente col nome di Otzi, dal nome delle Alpi sul versante austriaco. Si tratta di una mummia rinvenuta nel 1991 nei pressi del rifugio Similaun sulle Alpi Venoste a 3210 m di quota, emergente dall’acqua di fusione del ghiaccio sul fondo di una conca rocciosa.</p>
<p>Una consistente serie di datazioni radiometriche indicano un’età della mummia compresa tra 3.360-3.100 a.C. Sicuramente di sesso maschile, di età stimata intorno ai 46 anni, da vivo doveva essere alto circa 1,60 m con un peso sui 50 Kg, aveva occhi azzurri, capelli ondulati di colore castano scuro, di lunghezza superiore ai 9 cm e, con tutta probabilità portava la barba.</p>
<p>Una concentrazione di arsenico sui capelli indica che avrebbe partecipato ad attività metallurgiche. Le articolazioni sono usurate, i vasi sanguigni fortemente calcificati indicano un alto tasso di colesterolo; negli ultimi mesi di vita pare aver subito un forte stress. I polmoni sono anneriti dal fumo, probabilmente per aver passato molto tempo vicino al fuoco; aveva un parassita nell’intestino che provoca attacchi di dissenteria. È inoltre privo della dodicesima coppia di costole e dei denti del giudizio; presenta un diastema tra gli incisivi superiori e un elevato gradoni usura dei denti imputabile al tipo di alimentazione e, forse, al loro uso per lavorare materiali come pelle, tendini, osso o legno, in compenso non aveva carie.</p>
<p>Sul suo corpo sono stati individuati oltre 50 tatuaggi di colore bluastro, una loro funzione terapeutica è stata ipotizzata considerandone la concentrazione in corrispondenza di articolazioni affette da artrosi, interessante il fatto che si tratta di punti corrispondenti a quelli in cui anche oggi è praticata l’antica tecnica dell’ago puntura.</p>
<p>Alla sua morte era completamente vestito, indossava: una tunica confezionata alternando strisce chiare e scure di pelli di capra domestica, cucite con fibre di tendini animali e rammendata più volte con fili d’erba; sotto due gambali, anch’essi in pelle di capra fissati da lacci ad una cintura e da linguette alle scarpe; la cintura è una striscia di cuoio di vitello con una piccola tasca, una sorta di marsupio, in cui erano contenuti alcuni manufatti in pietra e un fungo d’esca con tracce di pirite che ne confermano l’uso per accendere il fuoco; un perizoma in pelle di capra; un berretto di pelliccia di orso; calzature con un rivestimento esterno in pelle di cervo ed una imbottitura di erba secca racchiusa da una rete.</p>
<p>Altri oggetti facenti parte del suo corredo sono: un pugnale con lama in selce e immanicatura in legno di frassino; due pezzi di poliporo delle betulle, un fungo con proprietà antibiotiche ed emostatiche; un recipiente cilindrico in corteccia di betulla interpretato come portabrace; una gerla; un’ascia di legno di tasso con una lama in rame incollata con catrame di betulla e legata con stringhe di pesse; un arco in legno di tasso non ancora finito; una faretra in pelle di camoscio che conteneva dodici frecce non finite ricavate da getti di viburno già scortecciati ma non levigati, e due finite con punta in selce.</p>
<p>In merito alle cause della sua morte, dopo dieci anni dal suo ritrovamento, è stata individuata, grazie ad alcune radiografie del torace, una cuspide di freccia in corrispondenza della spalla sinistra a soli 15 mm dal polmone, colpito alle spalle è morto dissanguato. Pare che abbia sostenuto anche una colluttazione prima di morire, una profonda ferita da taglio sulla sua mano destra è da connettere ad un tentativo di bloccare un colpo di coltello, gli sono state poi rilevate fratture sulle costole e sul naso, su una delle due frecce finite, sull’arco, sul pugnale e sull’ascia sono state inoltre evidenziate tracce di sangue di quattro persone diverse.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L’Età del rame in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica Antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le innovazioni caratterizzanti l’età del rame possono manifestarsi in tempi diversi per cui delimitare in un arco di tempo questo periodo non fornisce una cronologia esatta. Il primo manufatto in rame battuto è datato al X millennio a.C. e proviene dall’odierno Iraq; in Asia, le prime testimonianze della sua lavorazione risalgono al VII millennio a.C., [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le innovazioni caratterizzanti l’età del rame possono manifestarsi in tempi diversi per cui delimitare in un arco di tempo questo periodo non fornisce una cronologia esatta.</p>
<p>Il primo manufatto in rame battuto è datato al X millennio a.C. e proviene dall’odierno Iraq; in Asia, le prime testimonianze della sua lavorazione risalgono al VII millennio a.C., ma la produzione di oggetti realizzati con questo metallo divenne comune solo a partire dal V millennio.</p>
<p>La tecnica della fusione venne sviluppata nel Vicino Oriente fra il VI e il V millennio a.C. Per l’Italia possiamo indicare tale periodo tra il 3.400 e il 2.300/2.200 a.C. Il rame, come l’oro e l’argento si può trovare in natura allo stato nativo; la sua lavorazione consisteva in una semplice martellatura effettuata a caldo o a freddo fino ad ottenere la forma voluta.</p>
<p>In seguito al rame fu aggiunta una quantità di arsenico, che aumentava la facilità di colata e dava maggiore durezza al filo delle lame delle armi; si parla in questi casi di rame arsenicale.</p>
<p>Altre innovazioni non meno importanti sono l’introduzione dell’aratro, della ruota e del carro che permisero lo sviluppo dell’agricoltura verso forme intensive con produzioni di eccedenze alimentari, la necessità di gestire un sistema che stava diventando sempre più complesso provocò la nascita di fenomeni elitari e conseguentemente alte concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi o di gruppi, Il metallo, a questo punto, usato come indicatore di status sociale elevato richiese sia la necessità di sfruttare le miniere di rame in modo più organizzato e controllato che la formazione di artigiani specializzati nelle varie fasi della catena operativa della sua lavorazione.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Materie prime (Neolitico 6.500-3.500 a.C.)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica Antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[LA SELCE: la principale materia prima utilizzata dalle comunità preistoriche è la selce, una roccia che presenta notevole durezza e frattura concoide, caratteri che permettono di ottenere manufatti regolari con margini taglienti. Essa è largamente presente in natura e si può trovare, in giacitura primaria, sotto forma di strati continui o liste, oppure di noduli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA SELCE:</strong> <br />la principale materia prima utilizzata dalle comunità preistoriche è la selce, una roccia che presenta notevole durezza e frattura concoide, caratteri che permettono di ottenere manufatti regolari con margini taglienti. Essa è largamente presente in natura e si può trovare, in giacitura primaria, sotto forma di strati continui o liste, oppure di noduli di varia forma e dimensioni. In giacitura secondaria si rinviene, in accumuli di detriti nei pressi delle formazioni di origine o a molti chilometri di distanza nei depositi fluviali e marini sotto forma di ciottoli.</p>
<p><strong>LE PIETRE VERDI:</strong> <br />sono rocce che comprendono vari tipi tra cui i serpentini, le giade e le giadeiti. Si formano quando una parte della crosta oceanica viene trascinata in profondità dove per effetto dell’alta pressione e temperatura subisce un metamorfismo che la rende estremamente dura, solo in casi eccezionali vengono spinte poi fino in superficie, la rarità di questo evento rende le fonti dell’Italia nord-occidentale uniche in Europa. I giacimenti sono localizzati al confine tra Italia, Francia e Svizzera, in alcune aree delle Alpi occidentali quali il Gruppo del Monviso e il Gruppo di Voltri in Liguria. Per approvvigionarsi di materie prime i gruppi neolitici potevano quindi sfruttare i depositi secondari, accumuli alluvionali derivanti dallo smantellamento degli affioramenti primari erosi dai fiumi, oppure salire in alta quota fino a raggiungere gli affioramenti in posto. Le ragioni del successo delle pietre verdi sono da ricercare nella loro rarità, durezza, pregio estetico e nella loro attitudine ad essere lucidate.</p>
<p><strong>OSSIDIANA:</strong> <br />è un vetro vulcanico che si forma quando nel corso delle eruzioni si verificano colate acide. Nel Mediterraneo occidentale questo materiale è strettamente connesso al mondo neolitico e riveste un’importanza particolare per riconoscere i contatti e gli scambi a largo raggio. Si tratta infatti di materia prima di cui oggi sono note tutte le fonti del Mediterraneo (isole di Lipari, Pantelleria, Palmarola e Sardegna), dell’area centro-europea (Carpazi), dell’Egeo (isole di Melos e Giali) e della Turchia (fonti anatoliche e lago di Van).</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: LA CERAMICA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:36:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Rubrica Antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Costituisce la prima esperienza di trasformazione della materia prima in un prodotto idoneo a realizzare vari tipi di recipienti usati per la cottura, la conservazione e il consumo di alimenti, che presuppone la conoscenza della possibile modellazione a freddo dell’argilla prima e del suo consolidamento se sottoposta all’azione del fuoco. Nelle varie fasi della preistoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Costituisce la prima esperienza di trasformazione della materia prima in un prodotto idoneo a realizzare vari tipi di recipienti usati per la cottura, la conservazione e il consumo di alimenti, che presuppone la conoscenza della possibile modellazione a freddo dell’argilla prima e del suo consolidamento se sottoposta all’azione del fuoco.</p>
<p>Nelle varie fasi della preistoria veniva fatta a mano senza l’uso del tornio, che compare nella tarda protostoria. La materia prima è l’argilla, una roccia sedimentaria che si può trovare in accumuli superficiali e in depositi fluviali o lacustri; contiene frammenti di roccia, di minerali di sostanze organiche, ma se troppo compatta si frantuma durante la cottura a causa della reazione di restringimento causata dalla perdita di umidità.</p>
<p>Per renderla più elastica venivano aggiunti altri minerali o sostanze organiche triturate, denominati inclusi, ottenendo così l’impasto. Si passava quindi alla modellazione del vaso che poteva essere realizzata in vari modi: con la manipolazione diretta scavando il blocco d’impasto con le mani o un oggetto, oppure stendendolo intorno ad un supporto come l’interno di un cesto tecnica a stampo o riducendolo a strisce che venivano unite tra loro, tecnica a bandelle.</p>
<p>Dopo una lenta essiccazione il vaso poteva essere rifinito con vari trattamenti: la lisciatura, consistente in uno sfregamento della superficie per eliminare le irregolarità e la lucidatura ottenuta sfregando uno strumento piatto di legno, osso o pietra.</p>
<p>Spesso i vasi venivano decorati eseguendo varie tecniche: plastica, aggiungendo sulle pareti cordoni, bugnette ecc.; impressa, premendo sulla superficie ancora morbida le dita, le unghie, il bordo di una conchiglia o strumenti di vario tipo; incisa, facendo scorrere uno strumento appuntito; excisa, asportando piccole porzioni d’impasto; a graffito, realizzata come quella incisa ma dopo la cottura; dipinta, con sostanze coloranti naturali, ocra, cinabro, carbone, mescolate a grassi vegetali o animali.</p>
<p>La cottura è la fase operativa finale, si ritiene che le più antiche tecniche di cottura consistessero nel diretto contatto con il fuoco dei vasi accumulati, insieme al combustibile, sulla superficie del terreno o in fosse.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: I RITUALI FUNERARI</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica Antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Differenziati nelle varie aree geografiche e nelle diverse fasi cronologiche, risultano frequenti le sepolture all’interno degli insediamenti, più raramente riunite in necropoli. Il quadro delle modalità sepolcrali nella penisola italiana appare piuttosto variabile sia dal punto di vista della struttura tombale, sia da quello delle diverse forme del rituale (singolo, plurimo, giacitura primaria o secondaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Differenziati nelle varie aree geografiche e nelle diverse fasi cronologiche, risultano frequenti le sepolture all’interno degli insediamenti, più raramente riunite in necropoli.</p>
<p>Il quadro delle modalità sepolcrali nella penisola italiana appare piuttosto variabile sia dal punto di vista della struttura tombale, sia da quello delle diverse forme del rituale (singolo, plurimo, giacitura primaria o secondaria ecc.) e del contesto ambientale prescelto (abitato, necropoli, grotta).</p>
<p>La tomba a fossa, scavata nella terra e con scheletro rannicchiato sul fianco, risulta la tipologia più diffusa, in senso sia geografico che cronologico, con un ampia diffusione in tutte le culture e fasi del Neolitico. Sono noti alcuni rari casi di incinerazione.</p>
<p>Compaiono i primi megaliti, monumenti costituiti da grandi blocchi di pietra con destinazione sepolcrale o cultuale. Vasta risulta la diffusione, soprattutto nelle zone balcaniche, di statuette prevalentemente femminili, la cui interpretazione come costante rappresentazione della Dea Madre non è condivisa da tutti gli studiosi che hanno evidenziato la ricorrenza di personaggi sia femminili sia maschili in atteggiamento di offerta o preghiera.</p>
<p>Sono diffuse anche oggetti in osso decorati e le cosiddette pintadere , una sorta di timbri con motivi incisi profondamente dei quali è stato ipotizzato un uso per tatuaggi o anche per decorazione di tessuti.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: LE ATTIVITA’</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:35:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presente ovunque è la ceramica e l’industria litica che comprende strumenti ottenuti con la scheggiatura e la levigatura, quest’ultima impiegata per oggetti di ornamento ed asce e accette usate per il disboscamento e la lavorazione del legno. Scarse sono le tracce di un’attività certamente praticata, consistente nell’intreccio di prodotti vegetali, facilmente deperibili, per ottenere panieri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presente ovunque è la ceramica e l’industria litica che comprende strumenti ottenuti con la scheggiatura e la levigatura, quest’ultima impiegata per oggetti di ornamento ed asce e accette usate per il disboscamento e la lavorazione del legno.</p>
<p>Scarse sono le tracce di un’attività certamente praticata, consistente nell’intreccio di prodotti vegetali, facilmente deperibili, per ottenere panieri, reti e stuoie.</p>
<p>La tessitura è invece ben attestata da pesi da telaio e fusaiole in terracotta.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: LE ABITAZIONI</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:34:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La maggiore sedentarietà provocata dal nuovo tipo di economia comportò la costruzione di villaggi costituiti da capanne con mattoni di argilla o con travature e graticciati intonacati, provviste di focolari, pozzetti e altre strutture al loro interno&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La maggiore sedentarietà provocata dal nuovo tipo di economia comportò la costruzione di villaggi costituiti da capanne con mattoni di argilla o con travature e graticciati intonacati, provviste di focolari, pozzetti e altre strutture al loro interno&#8230;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: LE MATERIE PRIME E SCAMBI</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:33:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ben attestato è lo sfruttamento di miniere di selce in varie regioni europee; al primo Neolitico risale quello della miniera della Defensola in Puglia. Importanti fenomeni di circolazione e scambio sono documentati per diversi tipi di materie prime e oggetti, quali: l’ossidiana, delle asce in pietra verde e di oggetti di ornamento quali i monili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben attestato è lo sfruttamento di miniere di selce in varie regioni europee; al primo Neolitico risale quello della miniera della Defensola in Puglia.</p>
<p>Importanti fenomeni di circolazione e scambio sono documentati per diversi tipi di materie prime e oggetti, quali: l’ossidiana, delle asce in pietra verde e di oggetti di ornamento quali i monili ricavati da conchiglie di Spondylus.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le principali innovazioni del periodo Neolitico: L&#8217;ALLEVAMENTO</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima specie domesticata è il cane, già comparso in contesti del Mesolitico e forse anche del Paleolitico superiore. La domesticazione della pecora è avvenuta nell’Asia sud occidentale, discende dalla specie selvatica che vive in Anatolia, Tibet e Mongolia. Segue quella della capra, le cui prime forme allevate nel Vicino Oriente dovevano essere molto simili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima specie domesticata è il cane, già comparso in contesti del Mesolitico e forse anche del Paleolitico superiore. La domesticazione della pecora è avvenuta nell’Asia sud occidentale, discende dalla specie selvatica che vive in Anatolia, Tibet e Mongolia.</p>
<p>Segue quella della capra, le cui prime forme allevate nel Vicino Oriente dovevano essere molto simili alla specie selvatica.</p>
<p>Per quanto riguarda il maiale sicuramente discende dal cinghiale e i primi bovini derivati dall’uro, Bos primigenius, sono attestati in Anatolia e in un momento successivo in Grecia.</p>
<p>La caccia e la pesca continuarono ad essere praticate come risorse integrative.</p>]]></content:encoded>
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