Materie prime (Neolitico 6.500-3.500 a.C.)

LA SELCE:
la principale materia prima utilizzata dalle comunità preistoriche è la selce, una roccia che presenta notevole durezza e frattura concoide, caratteri che permettono di ottenere manufatti regolari con margini taglienti. Essa è largamente presente in natura e si può trovare, in giacitura primaria, sotto forma di strati continui o liste, oppure di noduli di varia forma e dimensioni. In giacitura secondaria si rinviene, in accumuli di detriti nei pressi delle formazioni di origine o a molti chilometri di distanza nei depositi fluviali e marini sotto forma di ciottoli.

LE PIETRE VERDI:
sono rocce che comprendono vari tipi tra cui i serpentini, le giade e le giadeiti. Si formano quando una parte della crosta oceanica viene trascinata in profondità dove per effetto dell’alta pressione e temperatura subisce un metamorfismo che la rende estremamente dura, solo in casi eccezionali vengono spinte poi fino in superficie, la rarità di questo evento rende le fonti dell’Italia nord-occidentale uniche in Europa. I giacimenti sono localizzati al confine tra Italia, Francia e Svizzera, in alcune aree delle Alpi occidentali quali il Gruppo del Monviso e il Gruppo di Voltri in Liguria. Per approvvigionarsi di materie prime i gruppi neolitici potevano quindi sfruttare i depositi secondari, accumuli alluvionali derivanti dallo smantellamento degli affioramenti primari erosi dai fiumi, oppure salire in alta quota fino a raggiungere gli affioramenti in posto. Le ragioni del successo delle pietre verdi sono da ricercare nella loro rarità, durezza, pregio estetico e nella loro attitudine ad essere lucidate.

OSSIDIANA:
è un vetro vulcanico che si forma quando nel corso delle eruzioni si verificano colate acide. Nel Mediterraneo occidentale questo materiale è strettamente connesso al mondo neolitico e riveste un’importanza particolare per riconoscere i contatti e gli scambi a largo raggio. Si tratta infatti di materia prima di cui oggi sono note tutte le fonti del Mediterraneo (isole di Lipari, Pantelleria, Palmarola e Sardegna), dell’area centro-europea (Carpazi), dell’Egeo (isole di Melos e Giali) e della Turchia (fonti anatoliche e lago di Van).