L’Età del rame in Italia

Le innovazioni caratterizzanti l’età del rame possono manifestarsi in tempi diversi per cui delimitare in un arco di tempo questo periodo non fornisce una cronologia esatta.

Il primo manufatto in rame battuto è datato al X millennio a.C. e proviene dall’odierno Iraq; in Asia, le prime testimonianze della sua lavorazione risalgono al VII millennio a.C., ma la produzione di oggetti realizzati con questo metallo divenne comune solo a partire dal V millennio.

La tecnica della fusione venne sviluppata nel Vicino Oriente fra il VI e il V millennio a.C. Per l’Italia possiamo indicare tale periodo tra il 3.400 e il 2.300/2.200 a.C. Il rame, come l’oro e l’argento si può trovare in natura allo stato nativo; la sua lavorazione consisteva in una semplice martellatura effettuata a caldo o a freddo fino ad ottenere la forma voluta.

In seguito al rame fu aggiunta una quantità di arsenico, che aumentava la facilità di colata e dava maggiore durezza al filo delle lame delle armi; si parla in questi casi di rame arsenicale.

Altre innovazioni non meno importanti sono l’introduzione dell’aratro, della ruota e del carro che permisero lo sviluppo dell’agricoltura verso forme intensive con produzioni di eccedenze alimentari, la necessità di gestire un sistema che stava diventando sempre più complesso provocò la nascita di fenomeni elitari e conseguentemente alte concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi o di gruppi, Il metallo, a questo punto, usato come indicatore di status sociale elevato richiese sia la necessità di sfruttare le miniere di rame in modo più organizzato e controllato che la formazione di artigiani specializzati nelle varie fasi della catena operativa della sua lavorazione.