Le pitture rupestri (Paleolitico Superiore 35.000-10.000)

Per le pitture erano utilizzate sostanze coloranti che si trovano allo stato naturale: ocre, quali l’ematite per il rosso e la limonite per il giallo, soprattutto carbone vegetale e addirittura guano di pipistrello per il nero.

Le tonalità dell’ocra possono essere alterate con il calore, riuscendo così ad ottenere diverse sfumature. I coloranti probabilmente venivano ridotti in polvere, ne può costituire prova il rinvenimento a Lascaux di alcuni blocchetti con tracce di raschiamento, tre lame colorate di ocra rossa, pestelli e mortai.

La polvere ottenuta doveva essere poi miscelata con grassi di animali, cera d’api o sostanze liquide: per la grotta di Lascaux è stato prospettato l’uso dell’acqua ricca di carbonato di calcio della grotta. Per l’applicazione del colore potevano essere usati pennelli costituiti da fibre vegetali o animali, è inoltre documentata la pratica di soffiare sulle pareti il pigmento ridotto in polvere.

Le parti più profonde delle cavità venivano illuminate con dei fuochi, attestati da resti di carbone sul suolo di numerose grotte e da tracce di fumo sulle pareti forse lasciate anche da torce. Sono state trovate una notevole quantità di lucerne a Lascaux conservanti addirittura residui di carbone di ginepro; in questa grotta una serie di fori e sporgenze lungo le pareti ha fatto supporre la costruzione di impalcature.