Homo Neanderthalensis (Paleolitico Medio 120.000-35.000)

Fino alla metà del secolo scorso era considerato una sottospecie di Homo sapiens e quindi definita Homo sapiens neanderthalensis, oggi grazie allo studio del DNA mitocondriale si deve la sua sicura identificazione in una specie a sé stante, dimostrando che da essa non discende il sapiens e che le due specie non si sono fuse anche se hanno convissuto per un certo tempo.

Per l’uomo di Neandertal sussistono ancora alcune problematiche irrisolte tra cui la durata della sua esistenza che dagli ultimi studi è stata estesa tra circa 250 e 28/27 mila anni fa. Attualmente si conoscono due tipologie neandertaliani, quella di tipo classico e l’altra di tipo orientale.

L’Homo neanderthalensis di tipo classico si distingue per il cranio allungato e con volta bassa, fronte sfuggente, toro sopraorbitario continuo, prognatismo sottonasale accentuato, assenza di mento e cavità nasale grande; lo scheletro postcraniale non è molto diverso da quello del sapiens ed analoga è la capacità cranica, la cui media è di circa 1450cc. I resti rinvenuti a Saccopastore (Roma) appartengono alla tipica fenotipia dei Neandertaliani classici.

Si presume che ci sia stato un movimento migratorio di gruppi dall’Europa verso il Vicino Oriente, in Palestina, Siria, Irak e Uzbekistan. In queste regioni dal clima temperato i caratteri si attenuano, come se la permanenza in un ambiente con un clima meno rigido di quello europeo avesse selezionato un ceppo in cui ai tratti che richiamano ancora le forme precoci se ne aggiungono altri meno vigorosi rispetto ai classici europei.

I Neandertaliani europei appaiono come una specie che è riuscita ad adattarsi ad un lungo periodo di forte rigidità climatica, all’interno di paesaggi che regionalmente possono essere più o meno variati; i comportamenti e le tendenze culturali ricavabili dalla documentazione archeologica non sembrano indicare produzioni di manufatti relazionabili a condizioni ambientali particolari e ciò depone a favore di una certa solidità culturale, indicativa di una forte identità. Egli è fondamentalmente un cacciatore e la sua attività predatoria è rivolta a tutte le specie animali che con lui convivono nel territorio; dai piccoli mammiferi sino alle specie di grande taglia, come i mammut.

Possiamo ricostruire un modello comportamentale che vede la caccia praticata in gruppo, lo strumentario comprende armi da lancio con strumenti funzionali in pietra, ma possiamo ipotizzare anche manufatti in osso o legno, probabilmente non conservati. Infatti la taglia considerevole di alcuni animali, che contrasta con le piccole dimensioni dello strumentario litico, sembra rendere lecita l’ipotesi di utilizzo di giavellotti in legno. Faceva probabilmente uso di trappole.

Sulla base della documentazione esistente soprattutto in Europa centro-orientale, le aree abitative all’aperto e i ricoveri coperti appaiono a volte ampie ed articolate tanto da far ipotizzare un’organizzazione sociale più complessa di quella che si riteneva nel passato e la presenza di siti specializzati nella lavorazione delle materie prime litiche (Fontmaure, Nèmours, Saint Martin de Landres in Francia) potrebbe essere connessa a una divisione di ruoli di lavoro: presenza di un campo base, a carattere semistanziale e di insediamenti satelliti, anche a carattere stagionale.

Le grotte risultavano essere preziosi ricoveri in quanto il microclima interno è certamente molto più accogliente di quello all’esterno; contesi spesso con felini o con orsi, sono stati strutturati con aree di combustione, zone destinate alla scheggiatura o ad altre attività. In Molodova in Ucraina, l’assenza di materiale ligneo ha portato alla costruzione di strutture all’aperto di forma sub-circolare, costituite da ossa lunghe di mammut, probabilmente ricoperte da pelli.

Un discreto numero di sepolture attesta il culto morti introdotta dai Neandertaliani e poi proseguita dai sapiens con una maggiore complessità, veniva praticata nei medesimi luoghi dove si svolgeva la vita della comunità; la pratica della necropoli, intese come città dei morti, in uno spazio riservato solo ad essi, non fa parte del comportamento paleolitico e sorge in epoche preistoriche più tarde.

Il rito funerario appare standardizzato in pratiche molto semplici, destinate alla conservazione del corpo dei defunti, deposti generalmente su un fianco con gli arti inferiori più o meno flessi, in una semplice fossa contenitore all’interno della grotta dove continuava la vita della comunità, accompagnati raramente da offerte costituite soprattutto da parti anatomiche animali.

Particolare è la sepoltura ritrovata a Shanidar in Iraq, nella quale è presente all’interno della fossa una elevata concentrazione di pollini fossili floreali di varie specie, che può essere indicativa di un eventuale corredo di natura vegetale.